giovedì 24 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 11

CATERINA M.

"All'inizio mi sembra che il libro faccia fatica a partire. Parlo delle prime pagine, quando il lettore deve ancora cominciare ad ambientarsi.
Poi, quando compare la figura della matricola, la narrazione comincia a diventare molto avvincente.
Le parti in cui fai commenti sul comportamento del personale t.a., oppure quando critichi il sistema universitario, secondo me sono troppo lunghette. Ad esempio, quando il tecnico di laboratorio è alle macchinette del caffè mi sembra che il monologo su come vanno le cose occupi troppo spazio.
Invece, le parti in cui i ragazzi effettuano le indagini mi hanno fatto stare con il fiato sospeso e avevo davvero voglia di sapere chi fosse effettivamente il colpevole."

martedì 22 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 10

EMANUELA

“Il valore dell’amicizia è da TRENTA E LODE!”
Simpatico e leggero, con un pizzico di giuste critiche alla nostra società in cui viviamo.
Mi sono davvero divertita a leggerlo. Mi ha preso molto!”

lunedì 14 febbraio 2011

I MIEI EDITORIALI / 2

L'Equità nelle scelte

Decidere, scegliere… Quant’è dura per chi ha delle responsabilità dover intraprendere la strada giusta o quantomeno imboccare quella meno sbagliata.. Un mestiere difficile quello del capo famiglia, del leader di un gruppo, del coordinatore di qualsiasi organizzazione…
Esistono delle basi corrette sulle quali fondare le proprie decisioni a volte impopolari? Probabilmente sì: il cuore, la ragione, il cuore e la ragione in egual misura, l’irrazionalità. Ciascuno di noi, qualora fosse nella situazione di dover decidere su qualcosa, si troverebbe quasi sempre a favorire qualcuno a discapito di qualcun altro.
Come deve agire un buon padre o una buona madre di famiglia? All’interno di un nucleo familiare le scelte devono essere intraprese in base a un mix di razionalità e di cuore. I sentimenti e i legami in questo contesto sono troppo forti: come si fa per esempio ad avere la forza di favorire uno dei propri figli, o uno dei propri nipoti? Obiettivamente anche se la ragione ci inducesse a pensare ad un’ipotesi di questo genere, sono certo che il nostro cuore bilancerebbe il peso della decisione su tutt’altra strada.
E tra amici? Se qualcuno venisse individuato per decidere su un progetto o un contenzioso, in che modo il membro di quel gruppo dovrebbe effettuare la scelta? Credo che anche in questo caso il connubio di razionalità e di sentimenti possa costruire le fondamenta per arrivare al giusto compromesso.
Ma in un ambiente lavorativo vige lo stesso sistema? In che modo il capo, il responsabile, il Dirigente deve portare avanti il bene di un’ area, di un’unità organizzativa, o di un gruppo di persone?
Spesso, comunemente, si fa la battuta affermando che “tutti noi ci sentiamo commissari tecnici” (ennesima metafora sul calcio, ndr) e che ci piace dall’esterno vestire i panni di chi ha l’onore-onere di prendere talune decisioni, giudicando impietosamente e senza strumenti il legittimo incaricato a farlo.
Se è corretto quindi non andare a giudicare una scelta specifica, può essere costruttivo ipotizzare in che modo questa dovrebbe essere intrapresa. Molte fabbriche ed aziende individuano esternamente il capo-reparto degli operai oppure un manager amministrativo perché i proprietari sanno che pescando dall’interno la figura ricercata si creerebbe inevitabilmente un disquilibrio di opportunità. Se il prescelto fosse selezionato dall’interno della struttura, avrebbe la capacità di richiamare all’ordine i colleghi con i quali aveva condiviso fino a ieri gli stessi problemi lavorativi o i weekend al mare? Sarebbe in grado di portare avanti senza essere condizionato dalle amicizie gli obiettivi richiesti dalla proprietà per la quale lavora? Probabilmente no. 
E’ corretto che il nostro Pietro Rea affidi all’amico del padre scomparso l’operazione “Trenta e lode”? Che cosa lo ha spinto a questa decisione? Un senso di riconoscenza verso un amico-agente demotivato e ormai desolatamente pronto alla pensione? Rea era fermamente convinto che Renzi avesse in mano le potenzialità per risolvere il caso? Oppure sono vere entrambe le cose?
E’ difficile essere capi, è complicato nell’organizzazione del lavoro scindere le amicizie extra lavorative con le responsabilità. Probabilmente un vero capo non dovrebbe farsi condizionare dai legami cercando di perseguire sempre i risultati migliori senza pensare a mugugni, a pianti o a saluti negati.
Il rapporto amicizia/amore-lavoro è molto complesso e purtroppo, a mio parere, poco funzionale se costruito su livelli gerarchici diversi. Tutti i protagonisti di questo rapporto perdono inevitabilmente di credibilità (a volte anche solo per mera gelosia) da parte degli osservatori o dei lavoratori esterni a questo legame. A rimetterci spesso sono proprio le stesse persone unite da questi affetti: con pregiudizi costruiti a volte in maniera del tutto infondata vengono messe in secondo piano anche le reali capacità della persone.
Riassumendo, un capo deve portare a compimento gli obiettivi che si è imposto di raggiungere o che il proprio superiore impone di ottenere. Per la credibilità non basta però ottenere i risultati perseguiti: il capo viene giudicato anche per il modo in cui riesce a governare la propria organizzazione. La sua credibilità passa anche da questo. Rea probabilmente ha macchiato la sua imparziale e indiscussa leadership facendosi per una volta condizionare dal cuore. E’ stato giusto quindi affidare a Renzi l'operazione “Trenta e lode”? Se avesse proseguito a lavorare come capo della squadra mobile a Forlì, avrebbe fatto la stessa scelta?

venerdì 11 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 9

GIAMPIERO

“Una volta cominciato, le pagine scorrevano da sole verso la fine della storia.
Avvincente e divertente!
Un difetto: è finito troppo presto!”

lunedì 7 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 8

GLORIA

"Il libro è bello. Emerge una certa sensibilità da parte dell’autore a trattare certi argomenti e tematiche. Si legge davvero bene, mi è piaciuto."

mercoledì 2 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 7

BEATRICE

"Sei stato bravissimo! Il libro è divertente ed intrigante al tempo stesso! Emergono inoltre valori importanti che tutti noi dovremmo prendere da esempio. Mi piace molto il personaggio di Rea!
Complimenti!"

lunedì 31 gennaio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 6

GABRIELLA S.

"Bravo, mi è piaciuto tantissimo!
Quando l’ho cominciato a leggere l’ho poi letto tutto d’un fiato!
Aspetto il prossimo!"
 

lunedì 24 gennaio 2011

I MIEI EDITORIALI / 1

“Perché io sì e tu no?”

È passato circa un mese e mezzo dall’uscita del romanzo e sono stati diversi i riscontri che i lettori, soprattutto quelli che mi hanno parlato personalmente, mi hanno evidenziato. La cosa che mi ha dato più soddisfazione è stata sicuramente quella di vedere ed ascoltare persone che hanno commentato temi diversi, a dimostrazione del fatto che “trenta e lode” è un libro trasversale, capace di stuzzicare i pensieri di tanti su molteplici questioni. Sono sincero; questo risultato per me è stato una delle soddisfazioni più grandi.
Chi prova a scrivere e poi ha la fortuna addirittura di pubblicare sa benissimo che i propri pensieri, i propri sogni e le proprie idee saranno messe in discussione da chi poi deciderà di sfogliare e leggere quel testo. Io sapevo quindi quali potevano essere le conseguenze delle mie parole o delle mie riflessioni, ma nonostante questo sono andato avanti, perché credo che la libertà di pensiero sia un valore, anche se la nostra società vive costantemente in trincea, alla ricerca dell’abbattimento del nemico che non la pensa come noi. Il nostro è il paese dei Guelfi e dei Ghibellini, dei Berlusconiani e degli anti-Berlusconiani, oppure, per riprendere una metafora a me cara, per qualsiasi tema sembriamo tutti degli ultrà allo stadio: la ragione sta sempre dalla nostra parte e l’avversario contrapposto ha per definizione torto e deve essere a tutti i costi demonizzato.
Quando ho deciso di evidenziare alcune situazioni curiose ed ingiuste presenti nel mio mondo lavorativo (l’università), lo stesso che mi ha fatto crescere, che mi ha regalato una stabilità remunerativa e sociale, non lo ho fatto certo per ingratitudine o per un becero moralismo. Ho deciso invece di esprimere alcune considerazioni, giuste o sbagliate che siano, per mettere in discussione un sistema che ha ancora grandi margini di miglioramento.
Io credo infatti che “chi di morale ferisce poi di morale perisce” e io sono il primo infatti ad inserirmi nel lungo elenco dei dipendenti pubblici non privi di macchia, ma questo non vuol dire che non si possano manifestare le proprie idee su un mondo ovattato che ha come difetto più grande quello di NON ESSERE GOVERNATO E CONTROLLATO.
Il pianeta del pubblico impiego si basa su “migliaia di cavilli normativi” e allo stesso tempo di “zero controlli e zero punizioni”, e i suoi elementi, cioè NOI dipendenti, spesso sappiamo solcare con disinvoltura questo mare di contraddizioni, riuscendo ad ottenere il massimo dei benefit rispettando spesso per assurdo le norme dettate dalla legge.

Però c’è una cosa che assolutamente non riesco a sopportare, e forse è stata propria questa la scintilla che ha fatto accendere il fuoco dentro me: il non rispetto del prossimo.
Quanto volte ci capita di stare ordinatamente in fila alle poste, in banca o alla cassa di un centro commerciale e vedere un furbetto (uso questo termine perché non vorrei autocensurarmi) che con una stupida scusa o addirittura in silenzio con naturale indifferenza salta la lunga attesa e si proietta a ridosso dell’inizio della coda. Oppure quante volte ci è capitato un fenomeno (idem come sopra) che seppur entrando dopo di noi ci frega l’unico posto libero nel parcheggio andando contromano e anticipandoci così sul tempo, facendoci rischiare così di perdere il treno o l’autobus… Poi, trovato finalmente un spazio lontano dove parcheggiare, corriamo stravolti senza respirare verso la nostra meta e proprio in quell’instante arriva il genio dell’ultimo minuto, il quale, parcheggiando nello spazio dei disabili a 50 metri dalla ferrovia o dalla fermata, mette bene in vista il pass che utilizza forse per il genitore o il nonno, e si incammina tranquillamente fresco e pettinato verso la sua destinazione.

Potrei continuare con un infinito elenco, ma la domanda che continuamente mi pongo è questa: “perché tu sì e io no?”
Le risposte posso essere tante: “Sono il più c+--++-e!”, “Siamo figli di una cattiva società” oppure “gli uomini sbagliano per natura” altrimenti “Capita a tutti di provarci, capita anche a te! Non ti scandalizzare!”, e perché no “L’occasione fa l’uomo ladro!”. Tutte risposte vere ed insindacabili, ma se vogliamo cambiare la società in cui viviamo dobbiamo partire dalle fondamenta che sono rappresentate dal rispetto verso il prossimo.
In poche parole quello che voglio cercare di spiegare è che in una comunità di persone (la famiglia, un gruppo di amici, un condominio, un quartiere, una città e perché no, un ambiente lavorativo) è fondamentale il rispetto delle regole soprattutto per il rispetto verso gli altri, per riuscire a costruire un ecosistema equilibrato, senza invidie, malumori e ingiustizie. Quindi la domanda che ciascuno di noi dovrebbe porsi non è “perché tu sì e io no?” ma “PERCHE IO Sì E TU NO?”.

Ciascuno di noi, in situazioni e contesti diversi, può avere in mano poterI o strumenti che ci possono favorire individualmente anche senza creare un danno a coloro che vivono all’interno dello nostro stesso gruppo o comunità. Però perché “IO Sì E TU NO?”. Credo che molti dei problemi della nostra società derivino proprio dalla non risposta a questa domanda. Dal capo di un governo all’ultimo dei cittadini, nessuno sa dare risoluzione a questo interrogativo.

Alberto

giovedì 6 gennaio 2011

RECENSIONE CORRIERE ROMAGNA

Riporto qui sotto la recensione pubblicata sul Corriere Romagna del 29 dicembre e a firma del noto giornalista locale Pietro Caruso.

martedì 21 dicembre 2010

LA RISPOSTA DELL'AUTORE / NUNZIA 2

Cara Nunzia

Pur esprimendolo con concetti diversi, il nostro pensiero credo che sia comune. Noi pubblici dipendenti cerchiamo di fare bene il nostro lavoro perché vogliamo prima di tutto dimostrate a noi stessi di essere utili e capaci. Finisse anche questo stimolo, tutto andrebbe alla deriva. Anche se il nostro impegno è mirato a farci sentire bene soprattutto con noi stessi, è difficile comunque accettare certi comportamenti da FURBETTO DEL QUARTIERINO del collega vicino. Probabilmente io sono una persona troppo orgogliosa e essere “aggirato” o “fregato” mi dà molto, molto fastidio.
Entrambi lavoriamo in una struttura universitaria dove l’elevata qualità del servizio è sotto gli occhi di tutti, ma non per questa ragione si devono prendere a pretesto certi risultati per fare ciò che si vuole, alla faccia di chi rispetta le regole.
Ultimo pensiero: con “trenta e lode” non ho voluto criticare, come certi pensano, i miei colleghi di Scienze Politiche. Mi dispiace che alcuni abbiano visto nei miei racconti delle accuse specifiche verso quello o quell’altra persona. Con “trenta e lode” ho cercato di spiegare che il pubblico impiego così come è ora è difficile da governare, anche il più integerrimo, brillante ed efficiente dei dipendenti può cadere in tentazione, una tentazione dovuta a mancanza di controlli e sanzioni certe.
Si dice che “l’occasione fa l’uomo ladro” e credo che questo detto, purtroppo, caschi a pennello su una buona parte dei dipendenti pubblici.
Ho cercato di raccontare cosa non va, cosa bisogna che cambi in questo settore. Ci si può migliorare solo partendo dai propri errori e non certo dalle cose che si fanno bene. Anche questo in parte ho voluto raccontare con “trenta e lode”, mi auguro che questo mio intento venga ben interpretato da qualcuno…
Grazie per  l’intervento.
Alberto

lunedì 20 dicembre 2010

I COMMENTI DEI LETTORI / 5

NUNZIA

scusa se con un po' di ritardo rispondo al tuo commento.
Sono d'accordo in merito al RISPETTO RECIPROCO, che giustamente tu scrivi tutto in maiuscolo, ma secondo me non sono solo le norme certe e i controlli seri che guariscono gli approfittatori. Certo occorrono ma, quando ti riporto il concetto che il "Carlo" della situazione può essere un bravo dipendente significa che come persona ha, già di suo, principi sani, sicuri e certi a prescindere da regole che un ministro (spero anch'io migliore di Brunetta!) vara o ha varato; nel contempo la fantomatica sig.ra Moretti continuerà probabilmente a furbeggiare e a farei suoi porci comodi (fatta la legge, fatto l'inganno).Ci deve essere innanzitutto una crescita nostra, in quanto persone inserite in un gruppo di lavoro.
Spendo due parole anche sul concetto di lavoro non spesso gratificante: io ho alle spalle 20 anni di lavoro nel settore privato; ho goduto di parecchi e golosi premi di produzione, ho vissuto quindi una situazione - a livello economico - nettamente diversa da quella che vivo ora ma, ti posso assicurare, che non sempre il peso della busta paga o il livello raggiunto per capacità dimostrate sul campo, ripaga quanto un ambiente di lavoro sereno.
Ti dico anche che la soluzione di un problema urgente, di una questione complicata mi stressa ma mi gratifica, non per fare bella figura con gli altri, ma per me stessa. Tutto ciò mi carica, mi stimola ad affrontare un'altra giornata piatta in attesa del venerdì.
...... probabilmente il mio appiattimento non ha ancora raggiunto "livelli di guardia" perchè è da poco che sono arrivata....
Concordo pienamente con la questione meritocrazia e sono convinta, da sognatrice incallita, che prima o poi qualcosa cambierà. Voglio poter insegnare a mia figlia, ma forse in primis a me stessa perchè ogni tanto per comodità o per stupido egoismo li dimentico o non li riconosco, quei valori che anche tu reputi fondamentali e per i quali è giusto battersi a qualunque costo.
...... comincia a piaceremi questo BLOG .......

P.S.
per dovere di cronaca nel mio primo commento mi era sfuggita per errore la descrizione del personaggio SONIA: nonostante tutto non mi risulta antipatica, forse perchè è una donna?????? boh !!!!

martedì 14 dicembre 2010

LA RISPOSTA DELL'AUTORE / NUNZIA

Cara Nunzia,
Grazie infinite per le belle parole. Con “trenta e lode” ho cercato di fare il punto su molti temi che hanno caratterizzato i miei primi 30 anni. Per snocciolare le mie idee ho cercato compagni di viaggio che sapessero raccontare prima a me, e poi, visto come sono andate le cose, ai miei lettori, quali sono i valori ai quali dobbiamo credere per dare un senso alla nostra vita.
Hai detto bene: amicizia, amore, sincerità, lealtà, giustizia, sono tutti elementi imprescindibili da quali dovremmo trovare ispirazione per riuscire a costruire qualcosa di importante sia per noi stessi, ma soprattutto per il prossimo.
Come accade nella realtà, i miei personaggi non sono perfetti, vivono tra la luce dei loro pregi e il buio dei loro difetti più cupi. Forse la bellezza di “trenta e lode” sta proprio nella normalità dei suoi protagonisti, per i quali nelle prossime settimane pubblicherò per ciascuno un piccolo “speciale”.
Per quanto riguarda la questione del pubblico impiego, come si legge nel libro il problema non sono i dipendenti da me denominati volutamente “approfittatori” (non fannulloni), ma le leggi che disciplinano tutto il sistema. Se si parte dal presupposto che l’impegno e la correttezza nel lavoro dipendono dalla coscienza di ciascun dipendente pubblico, capisci anche tu che il sistema non può reggere.
Raccontando certe situazioni ho voluto mettere in luce il fatto che il pubblico impiego può riconquistare la propria dignità solo con norme certe, controlli seri (ho detto “seri” e non “senza senso” come quelli imposti da Brunetta) e soprattutto capacità di premiare il merito. L’appiattimento, l’apatia e il ristagno portano tanti dipendenti ad incunearsi tra le maglie leggiadre dell’inconsistente tessuto normativo per ottenere quei vantaggi personali non sempre moralmente ineccepibili che li compensano di un lavoro spesso non gratificante.
Tu hai ragione quando dici che non è la quantità di minuti seduti dietro la scrivania che stabiliscono se un dipendente è più prolifico ed efficiente di un altro, e non è una canzone scaricata da internet che attesta il bravo dal mediocre. Anch’io sono un pubblico dipendente e credo di poter essere il primo ad essere catalogato tra i “pessimi” dipendenti. Se una persona però è più brillante, competente e prolifica di me, ma allo stesso tempo non rispetta le norme comuni pensando di lavorare come se avesse la partita IVA, per me le sue capacità finiscono sotto le suola delle mie scarpe. Credo che IL RISPETTO RECIPROCO sia un elemento chiave per qualsivoglia gruppo di persone che decide di unirsi per qualsiasi tipo di fine.
Quando si lavora in team si possono raggiungere risultati solo se tutti gli elementi tirano la carretta dalla stessa parte. Osservare invece preferenze verso alcuni o furbizie più o meno nascoste di altri inducono chi osserva, se non stimolato dalla propria coscienza, a mollare e a uscire dal gruppo.
Ricordi? “Il calcio è la metafora della vita” e ti posso garantire che un fuoriclasse da solo non vince nulla, mentre se egli gioca in una squadra compatta può fare la differenza e arrivare al successo.
Grazie per gli spunti di riflessione
Alberto

I COMMENTI DEI LETTORI / 4

NUNZIA
"Carissimo Albi,
innanzi tutto sinceri complimenti !!!!!!!!!!!!!!!!!
Riuscire a far nascere un libro non è certamente cosa da poco. Probabilmente molti hanno sentito il bisogno, alcune volte, di buttare giù due righe, quattro pensieri.....ma tutt'altra cosa è immaginare una storia, svilupparla, arricchirla di particolari, giungere ad una fine e portare il tutto su carta rilegata. Complimenti davvero perché a me sei sempre sembrato una persona che non ama mettersi in mostra e quindi con questo scoop di fine anno, credo di interpretare il pensiero di tanti, mi hai davvero spiazzato, piacevolmente spiazzato, anzi direi sono orgogliosa del mio dirimpettaio....
La storia è complessa nel senso in cui dentro c'è di tutto: quel tanto di "giallo" con tanto di sorpresa finale, quel tanto di "quotidianità" in cui il lettore si ritrova spesso, quel tanto di "sentimenti profondi" (amicizia/amore/lealtà/giustizia) valori molti importanti che, spero, per ognuno di noi siano veramente importanti. Hai legato talmente bene i protagonisti che non sono riuscita ad averne uno preferito, bene o male mi sono affezionata a tutti:
DIEGO - nonostante spesso ragioni di "pancia" - non può risultare antipatico, con quella sua aria da ragazzo integerrimo, corretto e pulito.
ALEX-FILIPPO - due teneri cuccioli da coccolare ad oltranza
REA - il Bova della situazione - grande paladino della giustizia, della lealtà, dei valori con la V maiuscola
GUSTAVO - con la "diligenza del buon padre di famiglia" porta avanti il suo difficile lavoro
TARANTINI - uomo egoista e spietato ma che in un barlume di razionalità, capisce e accetta i suoi limiti
BRAVO, ALBERTO, BRAVISSIMO!!!!
L'unico neo che ho trovato , e ti ho già accennato l'argomento, è la visione del lavoro nella pubblica amministrazione. Probabilmente lavorando all'Università mi sono sentita punta sul vivo. Leggendo alcuni passi ho avuto la netta sensazione (ma forse è mia) che la differenza fra fannulloni e non sia solamente il rispetto delle timbrature e stimbrature durante l'orario normale di lavoro. Secondo me c'è dell'altro, vale a dire il bravo dipendente che timbra regolarmente l'entrata e l'uscita extra-pausa quando poi è alla sua scrivania cosa fa? E' un Rea o un Tarantini? Il Carlo della situazione magari, dopo aver scaricato un brano da pc, è comunque un bravo tecnico e ha buoni rapporti con i colleghi. Non so se mi sono spiegata ma magari avremo modo di parlarne più a fondo."

giovedì 9 dicembre 2010

I COMMENTI DEI LETTORI / 3

JLENIA

"Un connubio tra semplicità e profondità: questo per me è ciò che racchiude in sé “Trenta e Lode”.
Si tratta infatti di una storia avvincente e coinvolgente che offre tanti spunti di riflessione sul mondo universitario fotografato e inteso nella sua interezza con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue luci e le sue ombre. Allo stesso tempo il racconto è in grado di far emergere, pagina dopo pagina, valori portanti quali l’amicizia, gli affetti, l’integrità morale, la giustizia e la legalità, grazie a personaggi all’apparenza lineari ma in realtà così completi e significativi da diventare i portavoce di tali valori.
“Trenta e Lode” è quindi quella fiammella sempre accesa che accompagna prima di tutto Pietro Rea ma anche gli stessi Alex e Diego lungo le pagine del libro: quella fiammella eterna di coloro i quali credono che sia ancora possibile costruire il proprio futuro su buone e solide basi.
Una miscela di forti emozioni e di intensa profondità mi hai saputo quindi regalare Albi con il tuo libro, frutto dell’unione del tuo cuore e della tua mente perciò quello che hai scritto è, secondo me, non una piccola ma una Grande Storia."

martedì 7 dicembre 2010

I COMMENTI DEI LETTORI / 2

SARA MEDRI


"Ben scritto e  la trama è davvero originale (ancora non ci credo che hai scritto un libro!!!).l'ho letto tutto in un fiato per sapere il finale.
sono orgogliosa di te Alberto e mi potrò vantare con gli amici di conoscere l'autore del libro!!"

lunedì 6 dicembre 2010

I COMMENTI DEI LETTORI / 1

LORRE


"Complimenti! Il tuo libro, scritto con garbo e scorrevole qualità espositiva, rispecchia la tua mente acuta e contorta. Pietro Rea è il mio nuovo idolo :-) "

venerdì 3 dicembre 2010

GRAZIE A TUTTI I PRESENTI!

Ringrazio tutti coloro che ieri sera hanno partecipato alla prima presentazione di TRENTA e LODE.
Grazie davvero per l'affetto dimostrato.


Buona lettura!

PS: una volta letto il romanzo, potete inviare i vostri commenti, le vostre riflessioni o le vostre critiche all'indirizzo di posta aalbone@libero.it , oppure alla pagina facebook di TRENTA e LODE!

mercoledì 24 novembre 2010

PRIMA PRESENTAZIONE

Giovedì 2 dicembre alle ore 20.45 presso il Moquette booksphopbar (Via Baratti - Forlì) presentazione ufficiale di TRENTA E LODE.