lunedì 27 giugno 2011

TRENTA E LODE DOCET: ALLA RICERCA DELL'UNVERSITA' FANTASMA


Come raccontato nelle pagine del romanzo, l'articolo uscito oggi sul Carlino di Forlì racconta le sensazioni degli studenti fuori sede che evidenziano in modo emblematico come Forlì non abbia la capacità di investire economicamente e culturalmente sull'università... C'è bisogno di iniziativa, c'è bisogno che la cittadinanza e gli amministratori capiscano il valore del tesoro che tengono inconsapevolmente tra le mani...


vedi articolo
http://www.magazine.unibo.it/RassegnaStampa/11J3/11J3LU.pdf

venerdì 17 giugno 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 13

ENRICA MAZZAVILLANI

"Ti faccio i miei complimenti!Oltre ad essere scritto bene, ti prende proprio il romanzo.Guarda ti dico alla verità..all'inizio parte un po' a rilento, ma dal momento in cui i 2 iniziano ad investigare ti prende molto e l'ho finito in un giorno di leggere. Ma il libro è un po' autobiografico?Diego ricorda un po' te!Comunque bravo e complimenti ancora! ciao! "

mercoledì 27 aprile 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 12

SUSANNA VEZZADINI
(docente Unibo)

"Come ti ho già anticipato a voce, il libro mi è piaciuto molto, e questo si capisce già avendolo io finito in poche sere. Mi è piaciuto il racconto nel suo insieme, la trama insomma, e mi sono piaciuti (praticamente tutti) i personaggi. Anche quelli affatto positivi, anche quelli di cui conosco vizi e vezzi, per ovvie ragioni di "frequentazione" - in senso lato ovviamente.
L'universo che hai descritto, sociologicamente parlando (ipse dixit!!!), è molto prossimo alla realtà, magari non nelle sue conseguenze finali (ehm...) ma certo nelle sue contorsioni e manie e, ovviamente, anche nei suoi slanci. E' l'università infatti, fatta dagli studenti, dai docenti (che senza gli studenti sarebbero nei guai...!!), dagli amministrativi, dagli spazi di studio e da quelli di incontro extra studio, dagli abitanti (autoctoni) e dai pendolari, dai "forestieri" più o meno vicini - più o meno lontani.
Ecco, ho trovato - e la cosa mi ha divertito e anche un po' spiazzato, lo ammetto - uno sguardo sempre arguto e vivace nello scrittore, avendo saputo così ben descrivere questa accozzaglia di gente, attitudini e caratteri, con tanta attenzione a quei particolari che fanno di una semplice figurina qualcosa di già più vicino ad un personaggio... bravo Alberto!!!!
E poi ho trovato uno stile piacevolissimo alla lettura, sebbene in alcuni tratti possa essere ancora perfezionato: ad esempio, a parer mio, lasciandosi maggiormente andare alla scrittura, fidandosi di più senza sottostare eccessivamente a ricercatezze terminologiche o a censure stilistiche. La scrittura è (anche) fantasia, e tu hai dimostrato - nonostante l'attinenza al vero di cui dicevo prima - di possederne parecchia!!! Dunque... via!!!
Congratulazioni vivissime, allora, aspettando la tua prossima fatica (e pure il miele, of course).
Un saluto e a presto, Susanna "

lunedì 18 aprile 2011

PREMIAZIONE "AL CATTOLICA"

Un'emozione grandissima mi ha accompagnato durante la cerimonia di premiazione al "Concorso letterario internazionale Città di Cattolica"!

Per i dettagli vi rimando allo SPECIALE "PREMIO CATTOLICA"

giovedì 14 aprile 2011

mercoledì 13 aprile 2011

IL GRIDO DI RABBIA DI UNA PRECARIA

Nel capitolo undicesimo del romanzo (pp 185 e seguenti) viene messo sotto la lente d’ingrandimento il problema del precariato nelle pubbliche amministrazioni italiane e soprattutto viene spiegata l’incapacità da parte dei Dirigenti della P.A. di gestire con efficienza ed efficacia l’organizzazione delle risorse umane all’interno degli apparati dei quali sono a capo. In gentile collaborazione con i Sindacati di categoria, si è arrivati ad una situazione grottesca e vergognosa che induce i precari delle pubbliche amministrazioni ad esprimere la loro rabbia e il loro sconcerto. Qui sotto uno sfogo di una precaria UNIBO, Nunzia Vespignani:

Le cavie di un’amministrazione schizofrenica
Matricola 41560, impiegata TA  a tempo determinato=precaria. Sono un numero nel mucchio della grande famiglia dei precari dell’UNIBO. Ho bisogno e sento la necessita di un piccolo sfogo, sullo sfondo del nuovo scenario battuto dai venti della riforma. Metto impegno in quello che faccio, ma forse non è sufficiente. Ho iniziato il mio percorso con un contratto di collaborazione più volte prorogato ed ho partecipato a due concorsi: il primo a tempo determinato (grazie al quale sto lavorando da 3 anni) e uno a tempo indeterminato  (nel quale non sono risultata vincitrice ma idonea). Ora siamo alla resa dei conti, il contratto ad ottobre scadrà e per legge non sarà più rinnovabile; a dicembre, ancora peggio, scadrà definitivamente la graduatoria del concorso a tempo indeterminato. E l’Ateneo cosa fa? Bandisce un nuovo concorso non per un numero definito di posti, una durata distinta e una sede specifica, ma per la formazione di una fantomatica graduatoria a tempo determinato da cui attingere per l’Ateneo tutto. Mi chiedo, allora, dove sono  le tanto decantate efficienza/efficacia dell’attività della pubblica amministrazione? Perché mi arriva una chiamata per un nuovo contratto a tempo determinato a 18 h settimanali con sede a Bologna, pescando dalla graduatoria a tempo indeterminato, offrendomi un periodo di lavoro inferiore alla scadenza del mio attuale contratto? La logica di questo gioco è a me sconosciuta, capisco solo che vogliono un mio rifiuto. Perché personale ampiamente selezionato, esaminato e oserei dire “sezionato” deve nuovamente presentarsi davanti ad una commissione per essere valutato per l’ennesima volta?Quanto costa tutto ciò? Non conosco le regole della politica o, come è d’uso comune dire ora, della governance? Probabilmente non mi interessano nemmeno perché da casalinga pragmatica quale sono mi sembra solo uno spreco di soldi, tempo ed energia. I precari sono persone già formate (per i quali l’Ateneo investe tempo e denaro in formazione) perché crearne altri? Rileggendo ciò che ho scritto vedo che le domande che mi faccio sono veramente tante, troppe. Personalmente preferirei un sonoro “ per te non c’è ne è più” e buonanotte al secchio, basta essere sotto esame è snervante e logorante e soprattutto rischia di crearmi problemi di relazione, perché mi viene meno quella serenità con cui fino ad ora ho affrontato il mio lavoro che, ribadisco, purtroppo mi piace.

venerdì 25 marzo 2011

PRIMO RICONOSCIMENTO PER TRENTA E LODE!



 “Trenta e lode” ha conquistato il Premio di merito al “Premio letterario internazionale Città di Cattolica 2011” (International Literary Award)!
La premiazione avrà luogo a Cattolica nel suggestivo e splendido teatro della Regina, sabato 16 aprile 2011 alle ore 21.00.
La serata sarà ricca di eventi e vedrà la partecipazione di personaggi della letteratura e dello spettacolo.
Vi terrò aggiornati sugli sviluppi e sullo svolgimento di questa cerimonia.
Sono certo che sarà una serata da… Trenta e lode!

Per informazioni sul premio cliccare sull’immagine:


Il Premio, gemellato con l'Associazione I.P.LA.C.-Insieme Per La Cultura, si avvale dell'alto patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini e del Comune di Cattolica. Il premio vanta una giuria d'eccezione guidata da Giancarlo Trapanese, noto giornalista RAI, e composta dalla poetessa aullese Marina Pratici che è anche consulente artistico- letterario del premio, e da autrici di livello quali Lella De Marchi, Giusy Cafari Panico e Daniela Quieti.

giovedì 24 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 11

CATERINA M.

"All'inizio mi sembra che il libro faccia fatica a partire. Parlo delle prime pagine, quando il lettore deve ancora cominciare ad ambientarsi.
Poi, quando compare la figura della matricola, la narrazione comincia a diventare molto avvincente.
Le parti in cui fai commenti sul comportamento del personale t.a., oppure quando critichi il sistema universitario, secondo me sono troppo lunghette. Ad esempio, quando il tecnico di laboratorio è alle macchinette del caffè mi sembra che il monologo su come vanno le cose occupi troppo spazio.
Invece, le parti in cui i ragazzi effettuano le indagini mi hanno fatto stare con il fiato sospeso e avevo davvero voglia di sapere chi fosse effettivamente il colpevole."

martedì 22 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 10

EMANUELA

“Il valore dell’amicizia è da TRENTA E LODE!”
Simpatico e leggero, con un pizzico di giuste critiche alla nostra società in cui viviamo.
Mi sono davvero divertita a leggerlo. Mi ha preso molto!”

lunedì 14 febbraio 2011

I MIEI EDITORIALI / 2

L'Equità nelle scelte

Decidere, scegliere… Quant’è dura per chi ha delle responsabilità dover intraprendere la strada giusta o quantomeno imboccare quella meno sbagliata.. Un mestiere difficile quello del capo famiglia, del leader di un gruppo, del coordinatore di qualsiasi organizzazione…
Esistono delle basi corrette sulle quali fondare le proprie decisioni a volte impopolari? Probabilmente sì: il cuore, la ragione, il cuore e la ragione in egual misura, l’irrazionalità. Ciascuno di noi, qualora fosse nella situazione di dover decidere su qualcosa, si troverebbe quasi sempre a favorire qualcuno a discapito di qualcun altro.
Come deve agire un buon padre o una buona madre di famiglia? All’interno di un nucleo familiare le scelte devono essere intraprese in base a un mix di razionalità e di cuore. I sentimenti e i legami in questo contesto sono troppo forti: come si fa per esempio ad avere la forza di favorire uno dei propri figli, o uno dei propri nipoti? Obiettivamente anche se la ragione ci inducesse a pensare ad un’ipotesi di questo genere, sono certo che il nostro cuore bilancerebbe il peso della decisione su tutt’altra strada.
E tra amici? Se qualcuno venisse individuato per decidere su un progetto o un contenzioso, in che modo il membro di quel gruppo dovrebbe effettuare la scelta? Credo che anche in questo caso il connubio di razionalità e di sentimenti possa costruire le fondamenta per arrivare al giusto compromesso.
Ma in un ambiente lavorativo vige lo stesso sistema? In che modo il capo, il responsabile, il Dirigente deve portare avanti il bene di un’ area, di un’unità organizzativa, o di un gruppo di persone?
Spesso, comunemente, si fa la battuta affermando che “tutti noi ci sentiamo commissari tecnici” (ennesima metafora sul calcio, ndr) e che ci piace dall’esterno vestire i panni di chi ha l’onore-onere di prendere talune decisioni, giudicando impietosamente e senza strumenti il legittimo incaricato a farlo.
Se è corretto quindi non andare a giudicare una scelta specifica, può essere costruttivo ipotizzare in che modo questa dovrebbe essere intrapresa. Molte fabbriche ed aziende individuano esternamente il capo-reparto degli operai oppure un manager amministrativo perché i proprietari sanno che pescando dall’interno la figura ricercata si creerebbe inevitabilmente un disquilibrio di opportunità. Se il prescelto fosse selezionato dall’interno della struttura, avrebbe la capacità di richiamare all’ordine i colleghi con i quali aveva condiviso fino a ieri gli stessi problemi lavorativi o i weekend al mare? Sarebbe in grado di portare avanti senza essere condizionato dalle amicizie gli obiettivi richiesti dalla proprietà per la quale lavora? Probabilmente no. 
E’ corretto che il nostro Pietro Rea affidi all’amico del padre scomparso l’operazione “Trenta e lode”? Che cosa lo ha spinto a questa decisione? Un senso di riconoscenza verso un amico-agente demotivato e ormai desolatamente pronto alla pensione? Rea era fermamente convinto che Renzi avesse in mano le potenzialità per risolvere il caso? Oppure sono vere entrambe le cose?
E’ difficile essere capi, è complicato nell’organizzazione del lavoro scindere le amicizie extra lavorative con le responsabilità. Probabilmente un vero capo non dovrebbe farsi condizionare dai legami cercando di perseguire sempre i risultati migliori senza pensare a mugugni, a pianti o a saluti negati.
Il rapporto amicizia/amore-lavoro è molto complesso e purtroppo, a mio parere, poco funzionale se costruito su livelli gerarchici diversi. Tutti i protagonisti di questo rapporto perdono inevitabilmente di credibilità (a volte anche solo per mera gelosia) da parte degli osservatori o dei lavoratori esterni a questo legame. A rimetterci spesso sono proprio le stesse persone unite da questi affetti: con pregiudizi costruiti a volte in maniera del tutto infondata vengono messe in secondo piano anche le reali capacità della persone.
Riassumendo, un capo deve portare a compimento gli obiettivi che si è imposto di raggiungere o che il proprio superiore impone di ottenere. Per la credibilità non basta però ottenere i risultati perseguiti: il capo viene giudicato anche per il modo in cui riesce a governare la propria organizzazione. La sua credibilità passa anche da questo. Rea probabilmente ha macchiato la sua imparziale e indiscussa leadership facendosi per una volta condizionare dal cuore. E’ stato giusto quindi affidare a Renzi l'operazione “Trenta e lode”? Se avesse proseguito a lavorare come capo della squadra mobile a Forlì, avrebbe fatto la stessa scelta?

venerdì 11 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 9

GIAMPIERO

“Una volta cominciato, le pagine scorrevano da sole verso la fine della storia.
Avvincente e divertente!
Un difetto: è finito troppo presto!”

lunedì 7 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 8

GLORIA

"Il libro è bello. Emerge una certa sensibilità da parte dell’autore a trattare certi argomenti e tematiche. Si legge davvero bene, mi è piaciuto."

mercoledì 2 febbraio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 7

BEATRICE

"Sei stato bravissimo! Il libro è divertente ed intrigante al tempo stesso! Emergono inoltre valori importanti che tutti noi dovremmo prendere da esempio. Mi piace molto il personaggio di Rea!
Complimenti!"

lunedì 31 gennaio 2011

I COMMENTI DEI LETTORI / 6

GABRIELLA S.

"Bravo, mi è piaciuto tantissimo!
Quando l’ho cominciato a leggere l’ho poi letto tutto d’un fiato!
Aspetto il prossimo!"
 

lunedì 24 gennaio 2011

I MIEI EDITORIALI / 1

“Perché io sì e tu no?”

È passato circa un mese e mezzo dall’uscita del romanzo e sono stati diversi i riscontri che i lettori, soprattutto quelli che mi hanno parlato personalmente, mi hanno evidenziato. La cosa che mi ha dato più soddisfazione è stata sicuramente quella di vedere ed ascoltare persone che hanno commentato temi diversi, a dimostrazione del fatto che “trenta e lode” è un libro trasversale, capace di stuzzicare i pensieri di tanti su molteplici questioni. Sono sincero; questo risultato per me è stato una delle soddisfazioni più grandi.
Chi prova a scrivere e poi ha la fortuna addirittura di pubblicare sa benissimo che i propri pensieri, i propri sogni e le proprie idee saranno messe in discussione da chi poi deciderà di sfogliare e leggere quel testo. Io sapevo quindi quali potevano essere le conseguenze delle mie parole o delle mie riflessioni, ma nonostante questo sono andato avanti, perché credo che la libertà di pensiero sia un valore, anche se la nostra società vive costantemente in trincea, alla ricerca dell’abbattimento del nemico che non la pensa come noi. Il nostro è il paese dei Guelfi e dei Ghibellini, dei Berlusconiani e degli anti-Berlusconiani, oppure, per riprendere una metafora a me cara, per qualsiasi tema sembriamo tutti degli ultrà allo stadio: la ragione sta sempre dalla nostra parte e l’avversario contrapposto ha per definizione torto e deve essere a tutti i costi demonizzato.
Quando ho deciso di evidenziare alcune situazioni curiose ed ingiuste presenti nel mio mondo lavorativo (l’università), lo stesso che mi ha fatto crescere, che mi ha regalato una stabilità remunerativa e sociale, non lo ho fatto certo per ingratitudine o per un becero moralismo. Ho deciso invece di esprimere alcune considerazioni, giuste o sbagliate che siano, per mettere in discussione un sistema che ha ancora grandi margini di miglioramento.
Io credo infatti che “chi di morale ferisce poi di morale perisce” e io sono il primo infatti ad inserirmi nel lungo elenco dei dipendenti pubblici non privi di macchia, ma questo non vuol dire che non si possano manifestare le proprie idee su un mondo ovattato che ha come difetto più grande quello di NON ESSERE GOVERNATO E CONTROLLATO.
Il pianeta del pubblico impiego si basa su “migliaia di cavilli normativi” e allo stesso tempo di “zero controlli e zero punizioni”, e i suoi elementi, cioè NOI dipendenti, spesso sappiamo solcare con disinvoltura questo mare di contraddizioni, riuscendo ad ottenere il massimo dei benefit rispettando spesso per assurdo le norme dettate dalla legge.

Però c’è una cosa che assolutamente non riesco a sopportare, e forse è stata propria questa la scintilla che ha fatto accendere il fuoco dentro me: il non rispetto del prossimo.
Quanto volte ci capita di stare ordinatamente in fila alle poste, in banca o alla cassa di un centro commerciale e vedere un furbetto (uso questo termine perché non vorrei autocensurarmi) che con una stupida scusa o addirittura in silenzio con naturale indifferenza salta la lunga attesa e si proietta a ridosso dell’inizio della coda. Oppure quante volte ci è capitato un fenomeno (idem come sopra) che seppur entrando dopo di noi ci frega l’unico posto libero nel parcheggio andando contromano e anticipandoci così sul tempo, facendoci rischiare così di perdere il treno o l’autobus… Poi, trovato finalmente un spazio lontano dove parcheggiare, corriamo stravolti senza respirare verso la nostra meta e proprio in quell’instante arriva il genio dell’ultimo minuto, il quale, parcheggiando nello spazio dei disabili a 50 metri dalla ferrovia o dalla fermata, mette bene in vista il pass che utilizza forse per il genitore o il nonno, e si incammina tranquillamente fresco e pettinato verso la sua destinazione.

Potrei continuare con un infinito elenco, ma la domanda che continuamente mi pongo è questa: “perché tu sì e io no?”
Le risposte posso essere tante: “Sono il più c+--++-e!”, “Siamo figli di una cattiva società” oppure “gli uomini sbagliano per natura” altrimenti “Capita a tutti di provarci, capita anche a te! Non ti scandalizzare!”, e perché no “L’occasione fa l’uomo ladro!”. Tutte risposte vere ed insindacabili, ma se vogliamo cambiare la società in cui viviamo dobbiamo partire dalle fondamenta che sono rappresentate dal rispetto verso il prossimo.
In poche parole quello che voglio cercare di spiegare è che in una comunità di persone (la famiglia, un gruppo di amici, un condominio, un quartiere, una città e perché no, un ambiente lavorativo) è fondamentale il rispetto delle regole soprattutto per il rispetto verso gli altri, per riuscire a costruire un ecosistema equilibrato, senza invidie, malumori e ingiustizie. Quindi la domanda che ciascuno di noi dovrebbe porsi non è “perché tu sì e io no?” ma “PERCHE IO Sì E TU NO?”.

Ciascuno di noi, in situazioni e contesti diversi, può avere in mano poterI o strumenti che ci possono favorire individualmente anche senza creare un danno a coloro che vivono all’interno dello nostro stesso gruppo o comunità. Però perché “IO Sì E TU NO?”. Credo che molti dei problemi della nostra società derivino proprio dalla non risposta a questa domanda. Dal capo di un governo all’ultimo dei cittadini, nessuno sa dare risoluzione a questo interrogativo.

Alberto

giovedì 6 gennaio 2011

RECENSIONE CORRIERE ROMAGNA

Riporto qui sotto la recensione pubblicata sul Corriere Romagna del 29 dicembre e a firma del noto giornalista locale Pietro Caruso.

martedì 21 dicembre 2010

LA RISPOSTA DELL'AUTORE / NUNZIA 2

Cara Nunzia

Pur esprimendolo con concetti diversi, il nostro pensiero credo che sia comune. Noi pubblici dipendenti cerchiamo di fare bene il nostro lavoro perché vogliamo prima di tutto dimostrate a noi stessi di essere utili e capaci. Finisse anche questo stimolo, tutto andrebbe alla deriva. Anche se il nostro impegno è mirato a farci sentire bene soprattutto con noi stessi, è difficile comunque accettare certi comportamenti da FURBETTO DEL QUARTIERINO del collega vicino. Probabilmente io sono una persona troppo orgogliosa e essere “aggirato” o “fregato” mi dà molto, molto fastidio.
Entrambi lavoriamo in una struttura universitaria dove l’elevata qualità del servizio è sotto gli occhi di tutti, ma non per questa ragione si devono prendere a pretesto certi risultati per fare ciò che si vuole, alla faccia di chi rispetta le regole.
Ultimo pensiero: con “trenta e lode” non ho voluto criticare, come certi pensano, i miei colleghi di Scienze Politiche. Mi dispiace che alcuni abbiano visto nei miei racconti delle accuse specifiche verso quello o quell’altra persona. Con “trenta e lode” ho cercato di spiegare che il pubblico impiego così come è ora è difficile da governare, anche il più integerrimo, brillante ed efficiente dei dipendenti può cadere in tentazione, una tentazione dovuta a mancanza di controlli e sanzioni certe.
Si dice che “l’occasione fa l’uomo ladro” e credo che questo detto, purtroppo, caschi a pennello su una buona parte dei dipendenti pubblici.
Ho cercato di raccontare cosa non va, cosa bisogna che cambi in questo settore. Ci si può migliorare solo partendo dai propri errori e non certo dalle cose che si fanno bene. Anche questo in parte ho voluto raccontare con “trenta e lode”, mi auguro che questo mio intento venga ben interpretato da qualcuno…
Grazie per  l’intervento.
Alberto

lunedì 20 dicembre 2010

I COMMENTI DEI LETTORI / 5

NUNZIA

scusa se con un po' di ritardo rispondo al tuo commento.
Sono d'accordo in merito al RISPETTO RECIPROCO, che giustamente tu scrivi tutto in maiuscolo, ma secondo me non sono solo le norme certe e i controlli seri che guariscono gli approfittatori. Certo occorrono ma, quando ti riporto il concetto che il "Carlo" della situazione può essere un bravo dipendente significa che come persona ha, già di suo, principi sani, sicuri e certi a prescindere da regole che un ministro (spero anch'io migliore di Brunetta!) vara o ha varato; nel contempo la fantomatica sig.ra Moretti continuerà probabilmente a furbeggiare e a farei suoi porci comodi (fatta la legge, fatto l'inganno).Ci deve essere innanzitutto una crescita nostra, in quanto persone inserite in un gruppo di lavoro.
Spendo due parole anche sul concetto di lavoro non spesso gratificante: io ho alle spalle 20 anni di lavoro nel settore privato; ho goduto di parecchi e golosi premi di produzione, ho vissuto quindi una situazione - a livello economico - nettamente diversa da quella che vivo ora ma, ti posso assicurare, che non sempre il peso della busta paga o il livello raggiunto per capacità dimostrate sul campo, ripaga quanto un ambiente di lavoro sereno.
Ti dico anche che la soluzione di un problema urgente, di una questione complicata mi stressa ma mi gratifica, non per fare bella figura con gli altri, ma per me stessa. Tutto ciò mi carica, mi stimola ad affrontare un'altra giornata piatta in attesa del venerdì.
...... probabilmente il mio appiattimento non ha ancora raggiunto "livelli di guardia" perchè è da poco che sono arrivata....
Concordo pienamente con la questione meritocrazia e sono convinta, da sognatrice incallita, che prima o poi qualcosa cambierà. Voglio poter insegnare a mia figlia, ma forse in primis a me stessa perchè ogni tanto per comodità o per stupido egoismo li dimentico o non li riconosco, quei valori che anche tu reputi fondamentali e per i quali è giusto battersi a qualunque costo.
...... comincia a piaceremi questo BLOG .......

P.S.
per dovere di cronaca nel mio primo commento mi era sfuggita per errore la descrizione del personaggio SONIA: nonostante tutto non mi risulta antipatica, forse perchè è una donna?????? boh !!!!